E se l’abbigliamento da montagna e da arrampicata fosse in fibra di canapa? Dopo essere stata bandita e sacrificata per fare spazio alle fibre sintetiche, la canapa sta tornando. L’accoglienza più calorosa è nel settore tessile e abbigliamento, tanto che alcuni marchi la stanno riscoprendo e reintroducendo nelle loro collezioni.

Tra le aziende che stanno puntando sulla fibra di canapa, c’è il brand altoatesino Salewa che da due anni ha introdotto la canapa nei suoi prodotti grazie alla tecnologia Alpine Hemp.

Proprio in questi giorni Salewa, specializzato nell’abbigliamento e attrezzature da montagna, ha lanciato la nuova collezione Lavaredo Hemp da arrampicata per la primavera/estate 2023.

La canapa nell’abbigliamento da montagna e arrampicata Salewa

La nuova collezione Lavaredo di Salewa per la prossima primavera/estate propone 25 articoli. Il tessuto è ovviamente realizzato principalmente in canapa. A seconda del capo di abbigliamento, la canapa è stata combinata con cotone bio certificato, con il poliestere o elastan.

Il mix di fibre è stato necessario per dare al tessuto elasticità e morbidezza, offrendo allo stesso tempo la necessaria resistenza all’abrasione sulla roccia o in palestra.  I colori sono semplici e vivaci e il design non può che ispirarsi alle Dolomiti dell’Alto Adige.

Oltre alla collezione da arrampicata Lavaredo, il tessuto Alpine Hemp è stato impiegato anche in alcuni capi della collezione Alpine Life e della collezione da trekking Puez 2023.

Con questa nuova collezione, donna e uomo, Salewa continua nella sua missione di riportare sulle Alpi la coltura della canapa.  A questo proposito, Salewa sta sperimentando la coltivazione della canapa tessile presso la sua sede di Bolzano.

Il marchio quindi punta a promuovere una economia circolare locale, per questo il 10% del ricavato di questa collezione verrà reinvestito in iniziative di sviluppo e sostegno della canapa tessile locale.

Attualmente, però, la materia prima utilizzata da Salewa proviene dalla Cina che è il maggior produttore di canapa tessile al mondo.

Quali sono le caratteristiche della canapa tessile?

La fibra di canapa ha innumerevoli proprietà ed è particolarmente indicata per l’abbigliamento outdoor. È resistente e durevole, ha notevoli capacità di termoregolazione ed è altamente igienica grazie alla ricchezza dei composti antimicrobici.

Dal punto di vista della sostenibilità ambientale, la canapa è probabilmente il tessuto naturale più ecologico.

La coltivazione della canapa può avvenire a qualsiasi latitudine e la pianta cresce velocemente senza dover impiegare pesticidi, erbicidi o fertilizzanti. Il consumo di acqua è minimo, tre volte meno rispetto alla coltivazione del cotone tradizionale.

Questa pianta è anche un formidabile sequestratore di anidride carbonica e un ottimo ammendante perché contribuisce alla fertilità del suolo.

Dalla coltivazione della canapa industriale si ricavano diversi prodotti, non solo nel tessile e abbigliamento, ma anche nella cosmesi, nell’alimentare, nell’edilizia e in tanti altri settori. Insomma, della canapa non si butta proprio nulla.

LAFilatura DELLA canapa per la trasformazione in tessuto.

Cos’è la canapa industriale?

Ti stai chiedendo cos’è la canapa industriale? In pratica, esistono due varietà di canapa o cannabis. Dalla varietà sativa (o canapa industriale) si ricavano fibre e semi, dalla indica (canapa indiana), invece, si producono principalmente sostanze stupefacenti (hashish e marijuana).

Infatti, le due varietà hanno una percentuale di tetraidrocannabinolo (THC) molto diverso. La canapa industriale ne contiene circa lo 0,3%, mentre la canapa indiana il 3-15%.

canapa industriale coltivazione Salewa (vintl – sud tirolo).

Quando l’Italia era leader della canapa tessile

Fino al secondo dopoguerra l’industria della canapa in Italia occupava 200mila persone. All’epoca il nostro Paese era leader a livello mondiale nella produzione di tessuti di canapa di alta qualità.

Dalla fine degli anni’50 la produzione ha iniziato a ridursi drasticamente fino a scomparire negli anni ’70. Troppa la competizione con il cotone a basso costo statunitense e ancor di più con le più economiche fibre sintetiche.

A dare il colpo di grazia un paio di normative confuse che nelle interpretazioni, invece di vietare la sola coltivazione della canapa indiana (indica), hanno vietato pure la coltura della canapa industriale (sativa).

C’è anche da dire che nel 1971, con la Convenzione sulle Sostanze Psicotrope tenuta dalle Nazioni Unite, la canapa industriale venne erroneamente associata alla canapa indiana e quindi considerata una sostanza stupefacente.

Finalmente, nel 2016 l’Italia si è data una nuova legge che disciplina la filiera della canapa industriale. Ma, come è scritto nel report Canapa Industriale 2022, le incertezze e i vuoti legislativi persistono. Nonostante ciò, il settore ha creato oltre 12mila posti di lavoro con un’età media di impiego di circa 35 anni.

Quindi, bene fa Salewa a dare il suo contributo per riportare la coltivazione della canapa tessile in Italia. Non si tratta di tornare indietro, piuttosto di andare avanti e iniziare a ridurre la dipendenza dai tessuti fossili derivati dal petrolio.

In Italia, come in Europa, c’è tutta una filiera da ricostruire.

Crediti: tutte le foto sono state fornite da Salewa

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