C’è proprio bisogno di un maglione natalizio in acrilico o in poliestere per rendere più caldo e allegro il Natale? Anche in Italia si è diffusa la moda, tutta aglosassone, di indossare il maglione natalizio per il giorno di Natale o durante le festività di fine anno.

In generale, questa tendenza coincide, guarda caso, con un altro fenomeno, cioè con l’ascesa del fast fashion. Il maglione natalizio, infatti, è diventato l’emblema dell’usa e getta e non fa che aumentare l’inquinamento da microplastiche.

Maglioni natalizi: un misto di fibre sintetiche

Per uomo, donna, bambino, unisex e coordinati per tutta la famiglia, sulla scelta del maglione natalizio c’è l’imbarazzo della scelta e si possono acquistare praticamente ovunque. Il web è pieno di offerte di ogni tipo come pure nelle grandi catene di abbigliamento del fast fashion.

Quale caratteristica hanno? A parte lo stile discutibile, ma è una questione di gusti, nella stragrande maggioranza dei casi sono fatti con tessuti sintetici.

In genere le fibre più comuni sono l’acrilico e il poliestere a volte mischiate con il cotone o con una minima percentuale di lana.

Proprio perché fatti in pratica di plastica, costano poco. Dai motivi più disparati (renne, orsetti, pupazzi di neve, abeti addobbati con lucine a led incorporate, etc.) si acquistano a partire da 15 euro o anche meno. Il che fa pensare alle condizioni di lavoro, non proprio buone, di chi li ha confezionati.

Il prezzo certamente incoraggia l’acquisto e poi, quando non sono troppo di cattivo gusto, possono essere persino simpatici e dare un tocco di allegria al Natale.

Si tratta però di prodotti usa e getta. Pensati per essere indossati pochissime volte, in un periodo brevissimo dell’anno. Nel caso dei bambini, inoltre, il maglione natalizio comprato quest’anno, l’anno successivo sarà troppo piccolo.

In più, essendo composti da un mix di fibre sintetiche, non sono riciclabili per creare nuova fibra.

Così la loro destinazione, una volta scartati, non può essere che l’inceneritore oppure la discarica. Infatti, tra i rifiuti tessili della discarica nel deserto di Atacama si trovano anche maglioni natalizi.

Maglioni natalizi quelli in acrilico sono i più diffusi

Il fenomeno di acquistare maglioni natalizi nel Regno Unito è molto diffuso. Tanto che nel 2019 una ricerca dell’ente di beneficenza ambientale Hubbub ha scoperto che due maglioni natalizi su cinque venivano indossati solo una volta durante il periodo festivo. Non solo, un adulto su tre sotto i 35 anni acquistava un nuovo maglione natalizio ogni anno. 

Inoltre, su 108 maglioni natalizi testati su 11 marchi, il 95% era realizzato interamente o in parte con materiali plastici.

La fibra acrilica è stata trovata in tre quarti dei maglioni esaminati, con il 44% realizzato interamente in acrilico. 

Se lo stesso test si facesse oggi, la situazione non cambierebbe affatto. Basta dare un’occhiata alle etichette dei maglioni natalizi venduti online o nei punti vendita dei marchi fast fashion.

L’acquisto di questi maglioni non fa che aumentare l’inquinamento da microplastiche ad ogni lavaggio in lavatrice.

Oltre che inquinare l’ambiente marino, le microplastiche entrano nella catena alimentare, vengono a contatto con i tessuti, con potenziali conseguenze a lungo andare sulla salute.

Senza contare che un recente studio ha dimostrato la presenza di microplastiche persino nella placenta umana.

Quante microplastiche rilasciano i maglioni sintetici?

L’acrilico e poliestere dei maglioni natalizi, ma anche della maglieria sintetica in generale, sono le fibre più comuni. Ma qual è il loro impatto sul rilascio di micropalstiche?

Uno studio dell’Università di Plymouth ha scoperto che l’acrilico è la fibra sintetica che rilascia più microplastiche ad ogni lavaggio in lavatrice.

Infatti, un carico medio di 6 kg potrebbe rilasciare circa 137.951 fibre microplastiche dal tessuto misto poliestere-cotone, 496.030 dal poliestere e ben 728.789 dall’acrilico

Oltre al rilascio di microplastiche, da mettere in conto ci sono anche le emissioni di CO2 considerato che si tratta di fibre sintetiche derivate da petrolio e gas. Emissioni che in piena crisi climatica sono assolutamente da evitare.

In più, c’è da aggiungere il consumo di acqua per la produzione e la tintura, l’uso di sostanze chimiche e l’aumento dei rifiuti tessili nelle discariche.

Un maglione natalizio sintetico non è biodegradabile, può vivere e continuare a inquinare per almeno 200 anni prima di decomporsi completamente.

Insomma, ne vale davvero la pena comprare un maglione natalizio di questo tipo? Non credo proprio.

La storia del maglione natalizio: dalla maglieria scandinava a un prodotto del fast fashion

La storia del maglione natalizio parte da lontano. Secondo Costume Society le origini risalgono dai maglioni indossati dai pescatori scandinavi a fine ‘800. Erano semplici caldi pullover, fatti a mano con motivi geometrici. Successivamente, la popolarità di questi maglioni si è diffusa con l’escursionismo in montagna e lo sci.  

Anche le star di Hollywood, tra cui Clark Gable, Gary Cooper e Ingrid Bergman, hanno contribuito alla loro diffusione. Il design comunque ricalcava l’originale, disegni geometrici, motivi alpini, semplicità e qualità.

Poi è arrivata l’era della pubblicità e la maglieria è stata associata all’acquisto di prodotti delle festività natalizie, ma siamo ancora molto lontani dai maglioni natalizi di oggi sintetici e dell’usa e getta.

Popolari già negli Stati Unti, nel Regno Unito il maglione natalizio (Christmas Jumper) si è diffuso probabilmente con il film il Diario di Bridget Jones del 2001. Nel film Mark Darcy, interpretato da Colin Firth, in occasione di un party natalizio indossa un dolcevita con una testa di renna gigante lavorata a maglia sul davanti. 

Da allora gli inglesi si sono appassionati al Christmas Jumper: celebrità, politici, intere famiglie hanno iniziato a comprare maglieria natalizia, privilegiando persino i maglioni più eccentrici.

Oggi il maglione natalizio è uno degli esempi peggiori del fast fashion, un’industria specializzata nel produrre articoli di breve durata con un massiccio uso di tessuti sintetici.

Cos’è il Christmas Jumper Day

Nel 2012 nel Regno Unito è nato il Christmas Jumper Day ideato dall’ente di beneficenza Save the Children. Una giornata in cui il maglione natalizio viene indossato a scopo benefico. Si tratta di una campagna annuale di raccolta fondi per sostenere programmi di aiuto a favore dei bambini più vulnerabili.

Nelle scuole o negli uffici, in un incontro tra amici, Save the Children invita tutti a indossare il maglione più vivace e fare donazioni singole o di gruppo. Tra l’altro quest’anno anche il governo del Regno Unito si è unito all’iniziativa, infatti per ogni donazione di due sterline ne dà altre due.

Nel Regno Unito Save the Children non incoraggia l’acquisto di nuovi maglioni, piuttosto a riadattare quelli già nell’armadio, a scambiarli, a comprarli nei negozi di beneficenza, oppure, se proprio deve essere nuovo, almeno un maglione capace di durare nel tempo.

Quand’è il Christmas Jumper day in Italia?

L’Italia non è da meno e quest’anno celebra il Christmas Jumper Day il 9 dicembre. Save the Children Italia Onlus non scoraggia l’acquisto di nuovi maglioni natalizi, anzi. Con OVS anche quest’anno propone il Christmas Jumper solidale in vendita a partire dal 1° dicembre online o presso i negozi OVS. Testimonial dell’evento di quest’anno è la cantautrice e polistrumentista Fracesca Michielin.

Parte del ricavato della vendita del maglione – spiega Save the Children Italia – contribuirà a sostenere la campagna Emergenza Fame, per portare assistenza alle bambine e ai bambini a rischio nel mondo.

Maglione natalizio a parte, è sempre possibile sostenere Save the Children con una una donazione. In più, dal 1° dicembre al 6 gennaio, presso le casse degli store OVS e su ovs.it, è stata attivata una raccolta fondi a sostegno dei progetti dell’Organizzazione.

C’è anche la giornata nazionale del maglione natalizio più brutto

Esiste persino la giornata nazionale del maglione di Natale più brutto, “National Ugly Christmas Sweater Day“, ideata negli Stati Uniti nel 2010. Questo appuntamento è dilagato grazie ai social network e si tiene il terz’ultimo venerdì di dicembre.

La sfida è quella di indossare il maglione di Natale più brutto possibile, farsi un selfie e condividerlo suoi social. C’è chi si sbizzarrisce con quello che già ha, chi lo acquista all’usato e chi, purtroppo, lo compra nuovo.

4 alternative al nuovo maglione natalizio

Che sia per beneficenza o semplicemente per portare un po’ di allegria in più in casa, ci sono tante alternative al nuovo maglione natalizio.

Nel Reel di Hubbub su Instagram ci sono alcune soluzioni divertenti.

Ecco 4 consigli per un maglione natalizio più sostenibile:

  1. Se sai lavorare ai ferri non hai di certo nessun problema e puoi trovare tante ispirazioni sul web;
  2. Come nel Reel di Hubbub, prendi un maglione o una felpa che già hai (rosso, verde, blue, bianco o anche di altri colori) e applica delle decorazioni temporanee. Così potrai  indossarlo anche in altri momenti dell’anno. Se invece pensi di non indossarlo più, allora puoi pensare di fare modifiche permanenti. Puoi utilizzare il feltro per creare un albero di Natale, un pupazzo di neve, un orsetto o quello che ti piace di più e attaccarlo sul maglione. Puoi abbellirlo con pon pon, nastri e fiocchi vari. Insomma, usa la creatività a più non posso;
  3. Compra un maglione natalizio usato o vintage. Ne trovi sia online che presso i negozi di seconda mano;
  4. Organizza uno scambio di maglioni. Se sono pullover natalizi il gioco è fatto, altrimenti puoi sempre riadattarli. Lo scambio è molto utile soprattutto se il maglione di tuo figlio/a ormai è troppo piccolo. Puoi tramandarlo e magari averne in cambio uno giusto per la sua taglia.  

Allora, il maglione natalizio fa più Natale? Sicuramente più spreco e inquinamento. L’opposto di quello che il Natale dovrebbe essere.

Foto di apertura di Thirdman (da pexels)

1 Shares:
Leggi anche
Leggi tutto

Servono 1 milione di firme per un salario dignitoso nel tessile e moda

E’ in corso l'Iniziativa dei cittadini dell’Ue per chiedere un salario dignitoso per i lavoratori e lavoratrici che cuciono i nostri vestiti. L’85% è donna e nella maggioranza dei casi non guadagna il minimo per vivere. Partecipa alla campagna GoodClothesFairPay e metti la tua firma. Ci vogliono pochi secondi.