Nella lunga e oscura catena di produzione dell’abbigliamento si nasconde il petrolio russo utilizzato per fare vestiti in poliestere.

A scoprire l’arcano ci ha pensato Changing Markets Foundation con il Report  Dressed to Kill – Fashion brands’ hidden links to Russian oil in a time of war. L’indagine ha ricostruito i collegamenti della catena di approvvigionamento dei principali marchi e rivenditori di moda globali e il petrolio russo.

Così, nonostante le sanzioni dell’Unione europea all’importazione del petrolio russo dopo l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio scorso, e la ritirata di molti brand della moda dalla Federazione Russa, nella pratica il petrolio russo ce lo ritroviamo nell’abbigliamento in poliestere. Insomma, una gigantesca contraddizione.

L’indagine si è concentrata su due dei più grandi produttori di poliestere al mondo, Reliance Industries in India e Hengli Group in Cina.  

Il poliestere di entrambe le società viene venduto a produttori di abbigliamento di tutto il mondo che, a loro volta, realizzano abiti per molti dei più grandi marchi mondiali.

L’indagine ha collegato alle filiere di Hengli Group o Reliance Industries ben 39 dei 50 (78%) marchi indagati.  

Vestiti in poliestere con il petrolio russo: i marchi coinvolti

I marchi che acquistano direttamente o indirettamente tessuti sintetici prodotti da Reliance Industries e Hengli Group includono marchi che vanno dal lusso alla fast fashion.

Nella lista, infatti, compaiono: Boohoo, C&A, Hugo Boss, Mango, Esprit, Primark, Target, The North Face, Wrangler, Nike, Zalando e molti altri.

Tra i marchi collegati direttamente ci sono Benetton Group, Esprit, G-Star RAW, New Look and Next.

Anche se oltre 25 dei 39 (64%) marchi indagati hanno sospeso o ritirato le loro operazioni commerciali con la Russia (come Gap, Mango, Levi’s, Puma, Zalando, Zara, The North Face), con la loro dipendenza dai sintetici, continuano a sostenere l’economia russa, finanziando indirettamente la guerra.

Changing Markets Foundation, Dressed to kill, 2022. I marchi collegati con il poliestere di Reliance e hEnGLI.

Le due società big del tessuto in poliestere

In questi mesi Reliance ha aumentato la quantità di petrolio acquistato dalla Russia di 12 volte. Infatti, da 67,4 milioni di euro al mese, prima dell’invasione dell’Ucraina, il conto è salito a 829,4 milioni di euro al mese a luglio. In pratica, la Russia è diventata il più grande fornitore di petrolio di Reliance che, a sua volta, è tra i principali produttori al mondo di fibre e filati di poliestere.

Reliance possiede il più grande hub di raffinazione del petrolio nel Gujarat, nell’India settentrionale, dove molti lavoratori sono pagati solo pochi dollari al giorno. La società ha dovuto affrontare numerose accuse di corruzione, violazione dell’ambiente e dei diritti umani.

Anche il gruppo cinese Hengli sta acquistando petrolio russo per realizzare i suoi prodotti a base di poliestere. D’altra parte, a maggio 2022 le importazioni cinesi di petrolio russo sono cresciute del 55% rispetto all’anno precedente e gli acquisti proseguono.

Altro fornitore di petrolio di Hengli è la Saudi Aramco, compagnia petrolifera e del gas dell’Arabia Saudita di proprietà statale. Aramco è il più grande emettitore di gas serra a livello aziendale al mondo. Si stima che sia responsabile di oltre il 4% delle emissioni globali di CO2.

Non solo, Hengli sta investendo 20 miliardi di dollari per trasformare il carbone in filato di poliestere. Insomma, non c’è fine la peggio.

I vestiti sintetici in poliestere fanno crescere la fast fashion e aumentano la crisi climatica

Le fibre sintetiche a buon mercato, ottenute da combustibili fossili, come petrolio e gas, costituiscono oggi il 69% di tutte le fibre tessili e sono responsabili del rapido aumento della fast fashion che sta aggravando la crisi globale dei rifiuti tessili.

Ma le fibre sintetiche sono responsabili anche dell’inquinamento da microplastica e contribuiscono al riscaldamento climatico. Non a caso le emissioni di gas serra nell’industria della moda stanno aumentando.

In più, secondo le stime, la richiesta di poliestere crescerà fino a rappresentare l’85% di tutti i tessuti prodotti al 2030.

Più trasparenza e eliminazione graduale delle fibre sintetiche

La Changing Markets Foundation chiede ai marchi di moda la completa trasparenza sull’uso di fibre sintetiche e l’impegno a eliminarle gradualmente fino a ridurle del 50% entro il 2030.

Si tratta di azioni necessarie non solo per l’inquinamento da plastica, la crisi dei rifiuti dell’abbigliamento, il cambiamento climatico a causa dell’uso dei combustibili fossili, ma ora anche per la guerra.

Cosa fare per indossare meno vestiti sintetici?

Per ridurre al minimo i tessuti sintetici dal tuo armadio, ci sono almeno tre semplici cose da fare:

1) Leggere le etichette e limitare il più possibile l’acquisto di abbigliamento con fibre sintetiche.

2) Negli acquisti di capi in poliestere, e in altre fibre sintetiche, privilegiare gli indumenti che richiedono pochi lavaggi (come giacche o piumini). In questo modo si riducono anche le microplastiche rilasciate durante il lavaggio in lavatrice.

3) Un’ottima alternativa al nuovo è comprare abbigliamento usato. In particolare, nel caso di capi con fibre sintetiche, acquistando di seconda mano significa indossare un capo che ha già rilasciato gran parte delle microplastiche, il che avviene nei primi 8 lavaggi.

Foto di Roman Pohorecki da Pexels

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