È partita la campagna #GoodClothesFairPay, la più grande iniziativa de cittadini dell’Ue per chiedere una legislazione sul salario dignitoso nel settore tessile e moda. Un’iniziativa che avevo anticipato in questo articolo: Non è un bel vestito se chi lo ha cucito è stato sfruttato.

Lo sapevi che la stragrande maggioranza dei lavoratori del settore dell’abbigliamento è donna? Parliamo dell’85%. Ebbene, queste donne, a causa della delocalizzazione della produzione, sono sottopagate, sono sfruttate e guadagnano talmente poco da dover fare turni di lavoro massacranti, spesso lontane dalla loro famiglia e dai loro figli.

È arrivato il momento di dire basta. Perché dobbiamo indossare abiti frutto dello sfruttamento di altre donne?

Non è un bel vestito quello che hai comprato a pochi soldi. Non hai fatto un affare se è il risultato dello sfruttamento di un altra persona, donna o uomo che sia. Persino minori. E’ questo quello che accade nelle lunghe e oscure catene produttive della moda, specie del fast fashion.

Allora, ci vuole davvero un attimo. Partecipa anche tu alla campagna #GoodClothesFairPay, lanciata da Fashion Revolution in collaborazione con la Clean Clothes Campaign e altre organizzazioni che si battono per la dignità del lavoro e per un salario di sussistenza, riconosciuto dalle Nazioni Unite un diritto umano universale.

Per mettere la tua firma non devi fare altro che compilare qui il modulo, inserire il tuo nome e cognome, il numero della carta di identità o passaporto. Una ventina di secondi in tutto. Per partecipare occorre essere cittadino dell’Ue, chi non lo è può comunque attivarsi condividendo sui social la campagna.

Con questa tua semplice firma, ne servono un milione in totale, la Commissione europea presenterà una proposta di legge sulla due diligence (dovuta diligenza). In pratica, i marchi e rivenditori del settore tessile e moda di tutto il mondo che vogliono vendere all’interno dell’Ue dovranno fare tre cose: attuare, monitorare e divulgare pubblicamente un piano con scadenze e obiettivi per colmare il divario, nelle loro catene produttive, tra quanto percepito dai lavoratori e il salario dignitoso che invece avrebbero dovuto ricevere.

L’Unione europea importa il 70% dei prodotti finiti di moda e il 63% degli articoli di tessuto. Una legislazione sul salario dignitoso nell’Ue avrebbe una portata globale.

Magari ora ti stai chiedendo se, a causa del salario dignitoso, l’abbigliamento costerebbero di più? Ebbene, l’aumento sarebbe irrisorio.

Infatti, secondo i calcoli di Oxfam, se i marchi di moda pagassero un salario dignitoso ai lavoratori della loro catena di produzione, il costo del prodotto finale aumenterebbe dell’1%. Un “aggravio” che i grandi marchi di moda possono certamente permettersi visti gli alti profitti anche in tempo di pandemia.

Insomma, firma l’Iniziativa dei cittadini dell’Ue #GoodClothesFairPay per un salario dignitoso nel settore tessile e moda. E’ una questione di giustizia sociale e di diritti umani. Fallo, così potrai indossare davvero un bel vestito.

Foto di cottonbro da pexels

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