Materie prime rinnovabili o provenienti dal recupero e riciclo dei tessuti. Ma anche moda come servizio, grazie all’affitto di abiti e accessori. In fatto di economia circolare la moda Made in Italy ha molto da raccontare. Così tra le 100 storie eccellenti raccolte dalla Fondazione Symbola e Enel, ben 13 riguardano il mondo del fashion. E questo fa ben sperare per il futuro.

Le 100 Italian Circular Economy Stories (seconda edizione) narrano un Made in Italy che guarda alla qualità e all’innovazione in chiave circolare: dall’agroalimentare alla moda, dagli imballaggi alla meccanica, dal legno arredo all’edilizia e alla finanza, dall’elettronica alla chimica. Non è una selezione esaustiva, ma si tratta di realtà tra le più innovative e solide.

Infatti, le 100 storie raccolte sono una selezione delle 241 aziende virtuose mappate, dove sono citate tante altre aziende della moda e tessile.

La ricerca mette in evidenza altri dati collegati all’economia circolare: l’Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti pari al 79,4% , quasi il doppio rispetto alla media Ue (49%).

Grazie a questo processo virtuoso, riusciamo a risparmiare 23 milioni di tonnellate di petrolio all’anno e circa 63 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. «La carenza di materie prime – commenta Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, ci ha spinto a utilizzare quella fonte di energia rinnovabile e  non inquinante che è l’intelligenza umana».

Nell’economia circolare i beni vengono pensati e prodotti per rimanere in circolazione il più a lungo possibile. Una volta arrivati a fine vita, non vengono gettati, ma riutilizzati o riciclati per creare nuovo valore. E’ l’opposto della tradizionale economia lineare che, invece, segue questo schema : estrarre, produrre, utilizzare e gettare.

Intanto, dal 1° gennaio 2022 partirà l’obbligo della raccolta differenziata del tessile. In questo settore c’è ancora molto da recuperare e riciclare. Infatti, secondo dati Ispra i rifiuti tessili non riutilizzati o riciclati ammontano a 663 mila tonnellate all’anno. Insomma, i margini di miglioramento sono enormi.

Il recupero e il riciclo di materiali è una pratica consolidata in diverse realtà della moda e del tessile Made in Italy. Ecco chi sono le 13 aziende top 2021 che operano in chiave circolare.

Scarpe vegane e suole innovative

L’azienda di calzature ACBC nasce nel 2017 con l’obiettivo di rivoluzionare il mondo della moda. Non a caso il nome della start up milanese è l’acronimo di Anything Can Be Changed (Tutto si può cambiare). Le sneakers sono realizzate con materiali riciclati, bio-based, animal-free e dall’impatto ambientale sensibilmente ridotto.

Per le sue calzature ACBC utilizza materiali come poliestere riciclato, scarti della produzione delle mele del Tirolo o uve provenienti dall’industria vinicola italiana.

Proprio dagli scarti di produzione delle sue lavorazioni, ACBC ottiene una schiuma espansa per realizzare suole e tomaie. In questo modo chiude il cerchio del processo di produzione per raggiungere l’obiettivo zero rifiuti. L’azienda è certificata  B-Corp.

Le aziende certificate  B-Corp si distinguono sul mercato da tutte le altre perché oltre a perseguire il profitto, innovano continuamente per massimizzare il loro impatto positivo verso i dipendenti, le comunità in cui operano, l’ambiente e tutti gli stakeholder.
Fonte: bcorporation.eu

Era il1937 quando Vitale Bramani, medaglia d’oro al valore Alpinistico, brevetta il carrarmato, prima suola in gomma pensata per aumentare l’aderenza e la sicurezza, riducendo il peso degli scarponi da montagna. Da allora Vibram è sinonimo di innovazione sui fronti dell’outdoor, dell’antinfortunistica, dello sport e della riparazione.

Ultima arrivata è la Vibram N-Oil. Una linea che prevede la realizzazione di suole ottenute al 90% da materiali non derivati dal petrolio, come la gomma naturale, e colorate con pigmenti di origine vegetale, all’insegna dell’ecosostenibilità.

Dall’unione dell’eco-design alle tecnologie 4.0 nasce la start up di Fano (Pu) Hoc Lab Tech. Fondata nel 2017, rinnova la produzione delle collezioni di calzature e abbigliamento grazie all’uso di software di progettazione avanzati e stampanti 3D. Infatti, tramite un sistema brevettato, trasferisce il modello direttamente su carta, a grandezza naturale e ad alta definizione. In questo modo, la fase di prototipazione è più efficiente e senza sprechi.

Inoltre,   la start up offre servizi di consulenza per la scelta di materiali e processi a basso impatto  ambientale. A partire da  tessuti realizzati con materie naturali (lana d’alpaca e lino) e derivate dal recupero degli scarti della plastica e altri rifiuti alimentari (caffè, bambù e soia).

Tessuti: non si spreca nulla

Aquafil, nasce nel 1965 sulle rive del Lago di Garda, è un’azienda leader nella produzione di fibre sintetiche. In particolare Aquafil, con il filo ECONYL®, ottiene un nylon con le stesse qualità di quello da fonte fossile. Come? Riciclando tappeti dismessi, reti da pesca in disuso, sfridi di tessuto ecc.

Inoltre, l’azienda ha sviluppato  una tecnologia che permette di separare nelle reti da acquacoltura il nylon 6 dall’ossido di rame. Si tratta di un processo circolare, dove ogni componente della rete da pesca trova una destinazione industriale e non la discarica. ECONYL® è usato da moltissimi brand sia nel settore del fashion che della pavimentazione tessile.

A Prato, invece, c’è Manteco, azienda tessile nata nel 1941. L’attività inizia riciclando vecchi capi di abbigliamento dismessi e coperte militari lasciate in eredità dalla guerra.

Grazie alla capacità di innovazione, Manteco è un punto di riferimento per la produzione di tessuti e filati. Come  MWool®, la nuova generazione di lana riciclata, ricavata sia da scarti di lavorazione che da capi pre e post-consumo. Si tratta di una lana con oltre 1000 colori ottenuti grazie al processo esclusivo Recype® che combina fibre riciclate di diverse tonalità senza l’uso di sostanze chimiche. 

RadiciGroup, invece, è una impresa chimica impegnata in vari settori, come abbigliamento, sport, arredamento, automobile, oltre che nei comparti elettrico ed elettronico e degli elettrodomestici. La multinazionale con sede a Gandino (BG) ha sviluppato una collaborazione con l’italiana International Fashion Group, proprietaria del brand Oroblù, per dare vita al collant, 50 denari, realizzato da plastica post-consumo riciclata.

Ma non è l’unico progetto. RadiciGroup, insieme alla bolognese Macron, ha realizzato le calze sportive con Renycle, filato nylon 6 riciclato.  Il futuro di RadiciGroup prevede prodotti che possono essere nuovamente riciclati, in una dinamica  circolare.

Upcycling: dagli scarti, l’arte sartoriale

L’upcycling è una soluzione per trasformare gli scarti in qualcosa di nuovamente indossabile. Tra le realtà attive in Italia spicca Atelier Riforma, start-up torinese a vocazione sociale che, in circa un anno e mezzo, ha raccolto oltre 8.000 capi, salvandoli dalla discarica.

La filiera di raccolta è trasparente e tutti i capi sono catalogati e tracciati. I capi vengono lavorati dal network di artigiani della start up: una rete composta da professionisti sartoriali, per la maggior parte giovani donne, oltre a sartorie sociali. Tra le collaborazioni ci sono anche scuole di moda: un’occasione per formare i professionisti del futuro sull’upcycling nel tessile.

Blue of a Kind, invece, realizza capi di alta moda partendo da capi preesistenti. Non a caso lo slogan del brand recita “(re) made in Italy”. Blue of a Kind ha organizzato così la sua produzione: l’impresa recupera in Francia e in Italia capi vintage di qualità elevata, attraverso una fitta rete di fornitori, per poi spedirli nello stabilimento produttivo. Qui vengono scuciti pezzo per pezzo, e ricreati in nuovi capi, inclusi i jeans.

Dyloan è un’azienda abruzzese votata all’innovazione. Il cuore della manifattura, dal tessuto al prodotto finito, è a Chieti in Bond Factory mentre a Milano opera con D-house, un laboratorio urbano,  un luogo d’incontro, di formazione, d’innovazione e sostenibilità.  Con D-refashion lab, D-house si propone di risolvere il problema della sovrapproduzione nel settore moda attraverso l’upcycling degli stock in giacenza.

Noleggio abiti e accessori

Tra i maggiori protagonisti italiani nel noleggio di abiti c’è DressYouCan. La start up milanese, nata dal 2015, opera su tutto il territorio nazionale. Si può noleggiare tutto ciò che serve per le occasioni più varie: dalla serata di gala all’abito da sposa fino al weekend in montagna, con il noleggio nella sezione “sport”.

DressYouCan è un esempio di armadio tripartito. Infatti, oltre al noleggio degli abiti di proprietà dell’azienda, è possibile affittare anche capi messi in condivisione da privati e le creazioni di designer emergenti.

Recupero, riciclo e rigenerazione

L’arte del riciclo in Toscana è di casa. Ed è qui che lavora Rifò, nata nel 2017 a Prato. Il nome dell’azienda in toscano significa “rifare”, quindi creare nuovi capi partendo da filati ottenuti da vestiti vecchi rigenerati. E’ la tradizione dei cenciaioli, artigiani che inventarono questa pratica oltre cent’anni fa.

Tutti i capi d’abbigliamento prodotti dall’azienda sono realizzati con fibre tessili rigenerate e la produzione avviene nel raggio di 30 km da Prato.

Inoltre, con il sistema di prevendita, Rifò si adatta alle reali esigenze del mercato, evitando di generare sovrapproduzione, tipica del fast fashion. L’azienda ha attivato diversi servizi per farsi recapitare dai clienti capi usati in cotone denim, lana e cashmere, da poter rigenerare e utilizzare nel proprio ciclo produttivo.

Lusso, la borsa in sughero di Ferragamo

Fondata a Firenze nel 1927, la casa di moda Ferragamo ha conquistato i mercati internazionali e vestito celebrità come la Principessa Diana, Marylin Monroe e Audrey Hepburn.

Recentemente, l’azienda ha dato vita a una serie di sperimentazioni, progetti e prodotti che uniscono moda ed ecosostenibilità, partendo dalla scelta di puntare su materiali riciclati o scarti di produzione. Nasce così la Earth Top Handle bag, rivisitazione dell’iconico modello Top Handle bag, presentata in occasione della Giornata della Terra 2021.

La borsa è realizzata in sughero certificato da FSC, la fodera è in lino con elementi poliestere riciclato.

Arte conciaria

Tra le protagoniste dell’arte conciaria Made in Italy c’è Santori Pellami. Fondata nel 1890 da Vincenzo Santori, è oggi alla quarta generazione. Presente in numerosi Paesi esteri, Pellami è una realtà in continua innovazione.

Tra le ultime novità c’è Naturella®, una pelle prodotta senza l’utilizzo del cromo, materiale altamente tossico e inquinante impiegato nella concia tradizionale. Il risultato è una pelle biodegradabile al 77% e che richiede un minor impiego di coloranti. 

Vuoi conoscere altri brand impegnati nella moda circolare? Leggi La classifica dei migliori marchi globali.

Foto di Karolina Grabowska da Pexels

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