Ci hai mai pensato? Spesso può bastare un taglio di forbici per riadattare un indumento e continuare a indossarlo. Allungare la vita dei beni d’uso, valorizzandoli, riutilizzandoli e sottraendoli ai rifiuti, è il tema del primo “Festival Nazionale Istruzioni per il Riuso”. Dal vestire all’abitare, l’appuntamento con il riuso è a Torino dall’8 all’11 dicembre, in diversi luoghi chiave della città.

Lo scopo? Fare del riuso una pratica quotidiana e alla portata di tutti, perché oggi è ancora di nicchia. Insomma, più che altro è una questione culturale. Abbiamo perso l’abitudine di riutilizzare, trovando più semplice e sbrigativo buttare.  

Eppure, il riuso di beni durevoli, incluso abbigliamento e accessori, è di estrema attualità. Si tratta di un anello fondamentale per passare da una economia lineare, quella attuale, a una economia circolare fatta di beni pensati e prodotti per durare il più a lungo possibile. Tutto il contrario dell’usa e getta.

A Torino, però, il riuso è di casa: lo dimostrano il Balôn, il mercato delle pulci più antico d’Italia, i mercatini dell’usato di Triciclo, le iniziative del Tavolo del Riuso e di tante altre organizzazioni no-profit e imprenditoriali. 

Riuso da non confondere con riciclo

A questo punto, meglio chiarire qual è la differenza tra riuso e riciclo. Due termini spesso confusi, ma molto diversi.

Il riuso riguarda i beni durevoli (inclusi abbigliamento, scarpe e accessori), che possono rimanere in circolazione perché ancora in buono stato o essere valorizzati con interventi artigianali e artistici. In questo modo ne si allunga la vita, evitando che diventino rifiuti.

Il riciclo, invece, è un processo industriale che recupera un materiale per farne nuove produzioni attraverso apposite filiere.

Ogni anno il riuso in Italia elimina dai rifiuti e allunga la vita a 500 mila tonnellate di merci. Il settore impiega circa 100 mila persone.

In particolare, allungando la vita di un capo di abbigliamento di soli 9 mesi, l’impatto ambientale si riduce dal 20 al 30%. Purtroppo, invece, il tasso di utilizzo dei vestiti è diminuito del 40%, a causa dell’offerta continua di nuovi capi del fast fashion. Tra gli effetti peggiori della moda usa e getta, ci sono le discariche a cielo aperto, come quella nel deserto di Atacama in Cile.

Il “Festival Istruzioni per il Riuso” dedica ampio spazio al settore dell’abbigliamento nella sezione costruita attorno al Vestire. Sono tre gli appuntamenti in calendario previsti per il 9 dicembre.

ABITO presenta: come funziona un emporio sociale?

Un esempio di riuso è quello di ABITO, un progetto di scambio di vestiti e attività di inclusione sociale. Tutto inizia con la donazione di vestiti di seconda mano in ottimo stato da parte dei cittadini. ABITO li raccoglie, li seleziona e li espone nella Social Factory, un vero showroom dove i beneficiari possono scegliere i capi, provarli e prenderli gratuitamente grazie a un’apposita tessera a punti. 

ABITO è anche una sartoria sociale che si occupa della  riparazione e il riutilizzo dei capi di abbigliamento danneggiati. In questo modo la sartoria permette di dare vita a nuove creazioni di moda sostenibile. Inoltre, è anche un’occasione di formazione professionale e di inclusione sociale.

L’incontro è un laboratorio teorico e pratico per scoprire il funzionamento di un emporio sociale, imparare a distinguere cosa può essere utile e cosa no, oltre che smascherare miti e leggende attorno alla donazione di abiti. Soprattutto, è l’occasione per capire come un abito può essere uno strumento di inclusione e sostenibilità. 

Appuntamento alla Casa del Quartiere San Salvario – via Morgari 14 – dalle ore 16.30 alle 18.00.

Future/Talk : Fast Fashion o Trash Fashion?
Il tessile tra responsabilità del produttore e raccolta differenziata

La raccolta del tessile usato diventerà uno dei temi caldi dei prossimi anni. Infatti,  dal 1° gennaio 2022 sarà obbligatoria in Italia la raccolta differenziata del tessile e degli abiti usati. Diventerà operativa la norma sulla Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) che impone ai produttori di farsi carico di tutto il ciclo di vita del prodotto, incluso lo smaltimento.

Il problema, però, è che il fast fashion, con un abbattimento del costo degli indumenti, ha inondato il mondo con capi sintetici di scarsa qualità e breve vita. Questo rende difficoltoso il riuso e impossibile il riciclo.

Appuntamento alla Casa del Quartiere San Salvario – via Morgari 14 – ore 18.30. Questo incontro può essere seguito in live sulla pagina facebook del Festival.

Diversi gli interventi: Elisa Valenti (Abito), Marina Spadafora (Fashion Revolution), Irene Ivoi (Diario di Nudge), Karin Bolin (Humana People to People), Sebastiano Marinaccio (Mercatino srl, Usato Firmato), Deborah Lucchetti (campagna Abiti Puliti/Cooperativa Fair) Paolo Campana (regista del docufilm Le ali non sono in vendita), Fabrizio Robba (Lavoro e Solidarietà).

Conclude la giornata dedicata al riuso nel Vestire, la proiezione del docufilm Le ali non sono in vendita- viaggio nel labirinto della fast fashion.  
Ore 21.00 al CineTeatro Baretti, via Baretti 4.           

Per una anticipazione: Fast fashion cos’è, come funziona: il docufilm le ali non sono in vendita.

Per conoscere tutti gli appuntamenti puoi visitare il sito del Festival e avere aggiornamenti tramite la pagina facebook.

L’ ingresso è libero fino ad esaurimento posti nel rispetto delle norme anti Covid.

Il Festival è sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, ed è organizzato dal Tavolo del Riuso, un’alleanza unica nel suo genere in Italia, a cui fanno capo realtà piemontesi e nazionali.  Il Tavolo del Riuso è una giovane realtà che ha realizzato diversi progetti dedicati al riuso nelle più svariate forme quotidiane. Come ridare vita ai libri, agli abiti, alle biciclette o agli arredi.

Foto di cottonbro da Pexels

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