Vuoi  sapere qualcosa di più sul tuo brand preferito? Ad esempio, come e dove produce? Quali sono i suoi impegni sul piano sociale e ambientale? L’impresa non è facile, perché il settore della moda , salvo eccezioni, pecca di trasparenza nel dare questo tipo di informazioni. Soprattutto, se si tratta di marchi che operano a livello mondiale e hanno delocalizzato la produzione. Eppure, un modo c’è. Ed è quello messo a punto da Fashion Revolution, movimento globale che si batte per un’industria della moda pulita, sicura, equa, trasparente e responsabile.

Da sei anni Fashion Revolution pubblica il Fashion Transparency Index, l’indice che analizza e classifica la trasparenza e la tracciabilità della catena di produzione dei  principali brand e rivenditori mondiali.

Ebbene, quest’anno il brand che è risultato più trasparente nel dare informazioni, è OVS con un punteggio complessivo di 78 su 100. Al secondo posto si classifica H&M (68 su 100), che nell’edizione 2020 era al primo, e al terzo The North Face e Timberland (66 su 100). OVS ha guadagnato 44 punti rispetto all’indice del 2020. Un bel salto in avanti. Al contrario perdono punti Wrangler, Adidas, Marks &Spencer. Nel settore del lusso, invece, il risultato migliore spetta a Gucci con il punteggio di 56 su 100. Sale nella classifica anche Fendi.

La strada, però, verso la trasparenza e la tracciabilità della filiera di produzione è ancora molto lunga. Tanto che 20 brand non sono andati oltre lo zero complessivo e altri 21 si sono fermati a 5 punti su 100 (la classifica con il punteggio medio generale è a pag. 38 dell’Indice).

Fashion transparency index 2021

FASHION TRANSPARENCY INDEX 2021

Il Fashion Transparency Index, non è una guida allo shopping sostenibile

Con l’Indice di Trasparenza, Fashion Revolution non certifica la sostenibilità e l’eticità dell’operato del brand, ma misura il livello di trasparenza nel dare informazioni pubbliche sulla tracciabilità della catena di produzione, dalla materia prima fino alla produzione, gli impatti sociali e ambientali del processo produttivo. Ti sembrerà poco, ma è proprio il fattore trasparenza  il primo e fondamentale passo verso la sostenibilità nella moda, di cui tanto si sparla.

D’altra parte senza informazioni come si può agire per spingere i brand ad essere più responsabili nei loro affari e come, di conseguenza, chi acquista può scegliere consapevolmente e in maniera informata? Come precisa Fashion Revolution l’Indice di Trasparenza non è una guida agli acquisti, non è una sponsorizzazione di un brand piuttosto che un altro, ma è una vera e propria spinta alla trasparenza e alla tracciabilità dell’intero ciclo produttivo,  in modo da poter avviare un serio cambiamento con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e sociale dell’industria mondiale della moda.

Come funziona l’Indice di Fashion Revolution

Il team di Fashion Revolution ha esaminato e classificato 250 brand e rivenditori mondiali con un fatturato superiore a 400 milioni di dollari e con ampie fette di mercato nell’abbigliamento, calzature e accessori. Insomma, i marchi e i rivenditori che per dimensioni e fatturato hanno il peso maggiore a livello sociale e ambientale. Gli indicatori presi in esame sono 239 distribuiti in 5 aree: politiche e impegni sul piano ambientale e sociale, governance, tracciabilità della catena di fornitura, condivisione e coinvolgimento della catena di filiera, iniziative e progetti sulle principali criticità ambientali e sociali del settore moda. In più, quest’anno è stato esaminato anche l’impatto del Covid 19 sulla catena di approvvigionamento e sui lavoratori.

I dati sono stati raccolti dalle informazioni pubblicate dai brand e dalla somministrazione di un questionario al quale non tutti hanno risposto.

I risultati e le principali criticità

Il livello di trasparenza  complessivo medio raggiunto dai 250 brand è del 23%, piuttosto basso.  Ci sono, purtroppo, molte criticità. Tra le note più dolenti c’è quella del salario dignitoso. Il 99% dei brand non rileva questo dato e il 96% non pubblica l’impegno per un salario adeguato. Poi c’è la questione del pagamento dei fornitori, solo il 10% dei brand informa di pagare entro 60 giorni dalla consegna. Questo significa che quello che abbiamo acquistato, ai fornitori non è stato ancora pagato.

Altra nota dolente è la tracciabilità della catena di fornitura, dalla materia prima al prodotto finito, con qualche miglioramento, però. Intanto, il 19% dei brand dà informazioni sulla filiera di approvvigionamento. Nel 2020 era il 16%. In particolare, il 47% fornisce informazioni sulla prima linea di fornitura (taglio, cucito, rifiniture, etc.) e il 44% fornisce anche l’indirizzo della fabbrica. In percentuali minori anche le informazioni sul numero dei dipendenti e il genere.  Riguardo alle forniture di materie prime (come cotone, lana, viscosa), le informazioni vengono date solo dall’11% dei brand  rispetto al 7% dell’anno passato.

Qual è stato l’impatto del Covid sulla catena di fornitura? Quanti licenziamenti? Ebbene, solo il 3% ha  pubblicato il numero di lavoratori licenziati nelle proprie catene di approvvigionamento. Inoltre, meno di un quinto ha rivelato le cancellazioni o le riduzione degli ordini.

Sul piano ambientale, oltre all’inquinamento e le emissioni di CO2, spicca quello della produzione e gestione dei rifiuti. Solo il 14% deI brand dichiara il quantitativo della produzione annuale. Inoltre, solo il 6% quello dei prodotti distrutti ogni anno perché invenduti o con imperfezioni.

In pratica, occorre fare affidamento alle stime. In generale si stima che l’industria della moda produca ogni anno 100 miliardi di capi e 20 miliardi di calzature. La stragrande maggioranza finisce in discarica o negli inceneritori. Questo provoca non pochi danni sia a livello ambientale che sociale.

Perché OVS è prima nella classifica del Fashion Transparency Index

Il Gruppo OVS si è dimostrato più trasparente su vari ambiti. In particolare si è classificato al primo posto nell’area politica e impegni e in quello dedicato alle principali emergenze che riguardano il settore moda. In effetti, si tratta di informazioni che il Gruppo ha illustrato nel Bilancio di Sostenibilità 2020 e sul proprio sito.

Inoltre, OVS è classificata tra i primi brand riguardo alla  tracciabilità della catena di produzione con un punteggio di 91 su 100. Sul sito di OVS S.p.A sono pubblicati, con informazioni, anche abbastanza dettagliate,  gli elenchi dei fornitori (paese, indirizzo, cosa producono, quanti dipendenti, il genere, manodopera immigrata, rappresentanza sindacale). Si tratta di elenchi in aggiornamento e non ancora completi, ma l’Azienda si è impegnata a migliorare ulteriormente la tracciabilità.

Vuoi saperne di più? Allora buona lettura del Fashion Transparency Index.

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